La collezione egizia


I reperti della collezione egizia di Bergamo sono il frutto di raccolte selettive e casuali, avvenute nel corso del 1800, sotto la spinta di una pratica assai diffusa in Europa e della passione per le antichità egiziane sviluppatasi in seguito alla spedizione napoleonica.

Statuetta egizia in fayence, materiale di composizione analoga al vetro, verde scuro risalente alla XXII dinastia, X sec. a.C. ca

Statuetta egizia in fayence, materiale di composizione analoga al vetro, verde scuro risalente alla XXII dinastia, X sec. a.C. ca

La provenienza e le modalità di acquisizione di tutti i piccoli oggetti di ambito funerario della collezione bergamasca, ushabti, statuette e amuleti, sono ignote.

Ben documentata è invece la donazione, fatta alla città di Bergamo nel 1885, della mummia e del suo sarcofago da parte di Giovanni Venanzi, console d’Italia ad Alessandria d’Egitto.

Come rivela la lettera accompagnatoria del console Venanzi al Sindaco di Bergamo, il sarcofago proveniva da Luxor, l’antica Tebe .

Nella lettera il console Venanzi afferma che la mummia era racchiusa in due sarcofagi, come era usanza, ma della cassa più grande non vi è traccia ed è difficile capire che destino abbia avuto, se sia stata cioè venduta separatamente o abbandonata, oppure se sia andata persa per il cattivo stato di conservazione o se il Venanzi l’abbia conservata per sé, escludendola dalla donazione.

Nel ricevere il dono, il Sindaco e la Giunta Comunale deliberarono di collocare i reperti presso la Biblioteca Civica A. Mai, dove restarono fino al 1900, quando furono trasferiti al Museo di Scienze Naturali, allora annesso al Reale Istituto Tecnico. Nel 1919 tuttavia il sarcofago e la mummia tornarono alla Biblioteca Civica e nel 1928 furono riallestiti nella nuova sede del Museo di Scienze Naturali, dove restarono fino al 1964, quando passarono al Museo Archeologico, dove tuttora si trovano.

Particolare del sarcofago di Ankhekhonsu, sacerdote di Amon a Tebe, X-IX sec. a.C.

Particolare del sarcofago di Ankhekhonsu, sacerdote di Amon a Tebe, X-IX sec. a.C.

Il sarcofago, databile alla XXII Dinastia (900- 800 a .C.), è di forma antropoide ed è costituito da una cassa con coperchio in legno di cedro; un secondo coperchio, molto simile al primo, si trovava all’interno poggiato direttamente sulla mummia. Cassa e coperchio sono ornati da scene di carattere religioso, nelle quali, oltre al defunto, compaiono numerose divinità. Le diverse scene sono intervallate da iscrizioni disposte su colonne verticali.

Il defunto è identificabile come sacerdote grazie al nome ripetuto per cinque volte sulla cassa: Ankhekhonsu, che significa “è vivo il dio Khonsu”.

Per il momento la collezione egizia non è visibile, per carenza di spazio espositivo, ma è stata mostrata al pubblico in occasione di due mostre nel 1997 e nel 2002.