Mostre

In corso

7 ottobre 2013 - 1 giugno 2014 mostra antichi a colori

GLI ANTICHI A COLORI. Un percorso alla scoperta di tecniche e pigmenti

Non è un caso se vediamo rosso, siamo al verde, neri di collera o bianchi come un lenzuolo e abbiamo una fifa blu…. I colori veicolano tabù e pregiudizi ai quali obbediamo senza rendercene conto e possiedono significati nascosti che influenzano il nostro ambiente, i nostri comportamenti, il nostro linguaggio e il nostro immaginario. La loro storia, ricchissima e sorprendente, racconta l’evoluzione delle mentalità, degli usi e delle società, intrecciando arte, politica, religione, psicologia, sociologia, oltre che tecnologia.

Il percorso, realizzato in occasione di Bergamo Scienza 2013,  intende illustrare sotto ogni aspetto il colore nel mondo antico, sia quello ancora oggi vivo e visibile, come nei vasi greci a figure rosse e nere, sia quello di cui non resta quasi più traccia, come per i monumenti e la statuaria di Roma antica o i tessuti.

Il percorso resterà aperto fino all’1 giugno 2014.

 


Effettuate

29 giugno-22 settembre 2013

Oracoli e sibille di Enzo Marazzi scultore

invitoL’antichità per l’archeologo specialista è oggetto di indagine attraverso i reperti che raccontano frammenti di storie del passato, essendo la prova tangibile della sua stessa esistenza; egli cerca di ricomporre per loro tramite un mosaico spesso assai lacunoso.
Ma per occhi non specialistici l’antichità con i suoi monumenti, i suoi oggetti e i suoi miti è fonte di esperienza emozionale, che può esprimersi attraverso linguaggi alternativi come quello della scultura e della pittura.
Ospitare all’interno delle sale del Museo Archeologico le opere di Enzo Marazzi ci permette di illustrare l’esito di un percorso tecnico e intellettuale al tempo stesso, che desidera materializzare ciò che del passato è completamente scomparso: la credenza, il mito e l’ideologia.
Oracoli e sibille vivono in forme moderne all’interno del Museo, calandosi in una realtà che appartiene loro e che è rappresentata dagli oggetti archeologici, testimoni parlanti di un mondo scomparso.
8 opere in bronzo, inserite nell’esposizione permanente, sono visibili al Museo dal 29 giugno al 22 settembre 2013.
Le opere selezionate rappresentano la sintesi di un percorso, dove il contesto mitologico è l’ispirazione di espressione artistica. La leggerezza e la verticalità compaiono prevalentemente nelle opere dedicate agli Oracoli, e ad esse si contrappone la realizzazione di forme plastiche e massive nelle Sibille, quasi a creare una dicotomia concettuale tra i due soggetti.
Sintesi della mostra e sua icona potrebbe dirsi l’Omphalos, l’opera che rappresenta l’”ombelico del mondo”, il centro gravitazionale di tutti i pensieri; il simbolo dell’unità e della vita. In questa opera, verticalità e armonia di massa si fondono, esprimendo una speranza vitale insita nella realtà.

dal 20 novembre 2004 al 30 giugno 2005.

DO UT DES

Monete, scambi e banche dall'antichità ai giorni nostri

Sesterzio di Domiziano, logo della mostra. Al Museo Archeologico, fino a settembre 2005, la mostra percorre la storia della moneta, con particolare attenzione agli aspetti locali di età gallica, romana ed altomedievale, attraverso gli esemplari delle collezioni civiche ed alcune emissioni monetali rinvenute nel territorio di Bergamo.
Tra queste sono un ripostiglio di 124 dracme padane d’argento rinvenute a Verdello ed alcuni esempi delle emissioni della zecca di Bergamo, dall’epoca di Federico I Barbarossa sino alla Repubblica di Venezia.

Planimetria della mostra

dal 17 maggio 2007 al 30 marzo 2008

Medioevo a Bergamo

Archeologia e antropologia raccontano le genti bergamasche

Sesterzio di Domiziano, logo della mostra.

Sesterzio di Domiziano, logo della mostra.

L’esposizione organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e realizzata a Bergamo in collaborazione con il Civico Museo Archeologico raccoglie la documentazione degli scavi condotti negli ultimi due decenni in provincia e nella città di Bergamo, che hanno avuto ad oggetto contesti di età medioevale.
Si tratta di un complesso di indagini da cui sono emersi reperti importanti, che forniscono un’immagine inedita delle vicende storiche del territorio dalla fine del VI secolo, arrivo dei Longobardi, al XV secolo.
Filo conduttore di questa vicenda è lo scavo della cattedrale di S.Alessandro vero centro della vita religiosa e politica della città. I reperti già conservati al Museo Archeologico arricchiscono e completano il quadro storico.

Locandina della mostra

20-22 maggio 2005

C’erano tante nanne fa i nonni primitivi…

Locandina della mostra.Progetto sperimentale a cura di: Scuola Materna “Tito Legrenzi” di Redona, Centro didattico-culturale del Museo Archeologico, Associazione Amici del Museo Archeologico-Miniclub Archeocadabra.
Ecco il Museo Archeologico, ecco questa Mostra: la concretizzazione delle scoperte e delle conoscenze affascinanti realizzate da piccoli grandi artisti; bambini e bambine di quattro, cinque, sei anni che si affacciano alla vita, che pongono le basi del loro futuro cominciando a far proprio il prezioso passato che appartiene a ciascuno di noi.

Locandina

Egitto. frammenti di un’antica civiltà

Antica statuetta egizia.La Mostra espone la piccola collezione egizia del Museo Archeologico, di cui il reperto più cospicuo è una mummia con il suo sarcofago, dono di Giovanni Venanzi, Console d’Italia ad Alessandria d’Egitto alla fine del 1800. L’esposizione si compone di una sezione, “Verso la luce del giorno… Rituali funerari in Egitto al tempo dei faraoni” dedicata ai rituali funerari nell’antico Egitto e la sezione “Una collezione di fotografie del XIX secolo”, dedicata alle riprese fotografiche realizzate in Egitto ad opera di fotografi più o meno famosi.

Sebbene la collezione bergamasca non sia neppure lontanamente paragonabile alle raccolte di altre città italiane, come Milano, Bologna, Mantova, ne condivide tuttavia il prevalente carattere funerario dei reperti. D’altra parte la connotazione funeraria che ha assunto la civiltà egiziana è strettamente connessa al modo con cui è stata condotta la ricerca archeologica, fin dalle sue origini; essa si è rivolta principalmente allo scavo delle tombe e al recupero dei corredi funerari, piuttosto che all’indagine degli insediamenti, costruiti con materiali deperibili e sepolti dalle coltri di limo, depositate dalle millenarie inondazioni del Nilo.